Allo
stato attuale sono stati inseriti nella rete 31
DEA di I livello e 10 DEA di II livello
della Regione Piemonte dotati di Unità Operative Neurochirurgiche.
Einoltre collegato il DEA dellospedale di Aosta. (Tab.
1)
Nel
periodo 1 gennaio 1997 31 dicembre 2002 presso lUnità
Operativa di Neurochirurgia dellospedale C.T.O. di Torino sono
state effettuate 2331 teleconsulenze
di cui 1484 per traumi cranici e 847
per traumi cerebrovascolari. In 359
pazienti sono state richieste più consulenze a significare che questi
359 pazienti, prima trasferiti e ricoverati
presso il nostro ospedale, sono stati ora curati nei centri periferici
con la nostra consulenza. In altri 25
casi sono state trasferite unicamente le immagini in quanto il sistema
è stato utilizzato per fini diversi rispetto a quelli per cui era
stato inizialmente ideato. Questo a testimoniare come esista già una
richiesta di sviluppo del progetto in più direzioni che vedono come
unico denominatore lutilizzo della rete per la trasmissioni
delle immagini diagnostiche.
Analizzando
la distribuzione delle consulenze richieste nel periodo esaminato
si nota come vi sia una crescita abbastanza costante. La causa è senzaltro
da attribuirsi allincremento dei punti inseriti in rete. (Tab. 2) Attualmente il campione è ancora troppo ristretto
per valutare se questa tendenza si mantiene anche per ciascun ospedale.
E questo comunque un indice che andrà sorvegliato per valutare
laccettazione della telemedicina da parte degli operatori.
Nel
periodo esaminato delle 2331 consulenze
considerate, in 239 casi il paziente
è stato trasferito presso il nostro ospedale (39
per casi di trauma cranico e 200 per
casi di trauma cerebrovascolari) e di questi 137
hanno richiesto cure chirurgiche di cui 20
per casi di trauma cranico e 117 per
casi di trauma cerebrovascolari. (Tab. 3) Questo
è lindicatore principale dellefficacia del progetto in
quanto dimostra come siano ridotti i pazienti trasferiti rispetto
a quelli per i quali viene richiesta una consulenza neurochirurgica.
Inoltre la maggior parte di quelli trasferiti necessita di un trattamento
chirurgico. Questi dati sono stati costantemente monitorati durante
lo sviluppo del progetto.
Si è notato che aumentando le richieste di consulenze proporzionalmente
aumenta la differenza tra queste ed il numero dei pazienti trasferiti.
Questo sta ad indicare che lentamente si stanno modificando i criteri
di ammissione in neurochirurgia del traumatizzato cranico che è poi
fondamentalmente la sfida culturale della telemedicina : modificare
gli atteggiamenti a cui siamo stati educati e definire i nuovi criteri
per i quali attualmente non esiste sufficiente esperienza. Inizialmente
dovremo muoverci con estrema prudenza e al contempo dotarci di indicatori
per valutare la ricaduta dei nostri comportamenti quali losservatorio
epidemiologico che abbiamo avviato nella nostra Regione.
Lobiettivo
ultimo del progetto dovrebbe essere quello di annullare la differenza
tra pazienti trasferiti e operati. Questo attesterebbe una ottimizzazione
di utilizzo delle strutture esistenti e la definizione di un sistema
di emergenza coordinato su base territoriale. Nellanalisi del
numero delle consulenze richieste (Tab. 4) è evidente una discrepanza tra i vari ospedali
riferibile in prima istanza alle dimensioni del bacino dutenza.
Emerge peraltro che gli ospedali che hanno richiesto il maggior numero di
consulenze sono anche quelli non dotati di una Divisione di neurologia. Se ne deduce che i
neurologi in parte svolgono una funzione vicariante del neurochirurgo. Tale atteggiamento,
seppure legittimo, richiede che sia intensificato il dialogo tra i differenti specialisti
non escludendo incontri di formazione per una corretta applicazione del protocollo
suggerito.
Nellanalisi
della distribuzione oraria delle consulenze si vede, come era prevedibile,
che il massimo utilizzo del sistema è nelle ore diurne (Tab. 5). Nel periodo 1 luglio 31 dicembre del
1998 è stata condotta nella nostra Regione una osservazione epidemiologica
del trauma cranico. Pur con dei limiti riferibile alla scarsità di
risorse, per 6 mesi è stata indagata larea ovest della provincia
e della città di Torino. E stato così possibile verificare se
vi è corrispondenza tra la distribuzione giornaliera dei traumi cranici
e la richiesta delle consulenze. Si vede che al picco mattutino di
frequenza dei traumi cranici corrisponde, con una giusta latenza,
lincremento delle richieste di consulenze.
Alla sera esiste ancora una elevata incidenza di traumi cui non corrisponde però
un analogo andamento delle richieste di consulenze nelle ore successive. Questo è
comprensibile sulla base delle risorse esistenti. Poiché lobiettivo finale del
progetto è però la prevenzione della mortalità conseguente a trauma cranico occorre
vigilare su questo dato che può anche significare una scorretta applicazione delle linee
guida di trattamento con un ritardo dellesecuzione delle indagini diagnostiche
adeguate.

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