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IL MONITORAGGIO DEL TRAUMA CRANICO GRAVE
M. BERARDINO,
F. AGOSTINI, P. GRANDO, C. BERTINO
Servizio di Anestesia - Ospedale C.T.O. - C.R.F. - Maria Adelaide
Il luogo comune che il monitoraggio faccia sicurezza non è fondato.(1)
Lo scopo del monitoraggio è di fornire linformazione su un fenomeno che si sta
sviluppando, il più precocemente possibile. Si aumenta lintervallo utile per la
diagnosi ed il trattamento prima che si instauri il danno clinico.
Il monitoraggio pertanto non previene da solo gli eventi che possono creare danno al
paziente. La rapidità di acquisizione dellinformazione, non ha nessun valore se non
si attiva lintervento tempestivo ed efficace nel prevenire il danno al paziente.
Fatta questa premessa consideriamo ora quali parametri monitorizzare in terapia
intensiva del nostro traumatizzato cranico grave.
Abbiamo come base di partenza le indicazioni della Società Italiana di
Neurochirurgia che, nellambito del Gruppo di Studio di Traumatologia, dopo sessioni
di lavoro di studio con i rianimatori, ha individuato un corredo di Monitoraggio minimo
che dobbiamo disporre sempre per un traumatizzato cranico grave (2).
- Elettrocardiogramma (DII)
- Pressione arteriosa sistemica cruenta
- Pressione venosa centrale
- Saturazione arteriosa periferica
- Diuresi
- Temperatura interna
Elettrocardiogramma (3,4)
Lobiettivo del
monitoraggio elettrocardiografico in terapia intensiva è quello di ottenere una buona
traccia, finalizzata quindi ad osservare
- una onda P (sorveglianza del ritmo)
- un QRS(se è stretto o ampio e
quindi se vi sono disturbi della conduzione)
- un tratto ST ed unonda T(ischemia)
Con il monitoraggio a
tre elettrodi dobbiamo considerare che la ricerca delle derivazioni bipolari classiche è
condizionata dal corretto posizionamento degli elettrodi stessi per ricreare il triangolo
equilatero equipotenziale di Einthoven.
Siccome questo di solito non viene fatto dobbiamo essere consapevoli che il
risultato ottenuto è quello di derivazioni "equivalenti" alle bipolari classiche ricercate. Questa equivalenza può
in realtà portare a derivazioni notevolmente diverse tra loro.
Possiamo utilizzare il posizionamento degli elettrodi per focalizzare la nostra
attenzione su alcuni aspetti dellattività elettrica cardiaca:
sorveglianza
sullischemia
derivazione CM5
elettrodo positivo V spazio ascellare anteriore
elettrodo negativo manubrio sternale
elettrodo neutro zona indifferente del torace
derivazione CS5
elettrodo positivo V spazio ascellare anteriore
elettrodo negativo spalla destra
elettrodo neutro zona indifferente del torace
derivazione CB5
elettrodo positivo V spazio ascellare anteriore
elettrodo negativo scapola destra
elettrodo neutro zona indifferente del torace
sorveglianza sul
ritmo
derivazione MCL1
elettrodo positivo IV spazio destro parasternale
elettrodo negativo spalla (sotto la clavicola sin)
elettrodo neutro zona indifferente del torace
Pressione arteriosa sistemica cruenta
Si hanno qualificati elementi per considerare
lipotensione arteriosa uno dei cinque predittori delloutcome neurologico dei
traumatizzati cranici (età, GCS di ammissione, GCSm di ammissione, diagnosi di lesione
intracranica, stato pupillare) restando statisticamente indipendente dagli altri
presentando una associazione più forte con la mortalità rispetto a GCS e gravità del
trauma (5)
Un singolo episodio di ipotensione è associato ad una incidenza doppia di mortalità ed
aumentata di morbidità.
Questo concetto, riproposto con forza in seguito alle analisi statistiche della Traumatic
Coma Data Bank era già evidente da anni sia nella sua importanza prognostica (5,6,7) sia nelle conseguenze cliniche come ad esempio
sullandamento successivo della della pressione endocranica.
Nonostante questa chiara presa di coscienza lipotensione arteriosa è un fenomeno
che si osserva in almeno il 30% dei traumatizzati cranici allarrivo.
Identificato anche larco temporale in cui lepisodio è significativo (15 min) e
limportanza prognostica anche di episodi tardivi (nei primi 5-7 giorni) di
ipotensione.
Limportanza dellobiettivo clinico
da raggiungere
La dimensione del fenomeno ipotensione
Limportanza del ristretto intervallo temporale in cui il fenomeno può dare danno
clinico
Le caratteristiche emodinamiche di un paziente traumatizzato
La possibilità di associare lesecuzione di prelievi seriati ematologici
costituiscono chiara indicazione al monitoraggio arterioso cruento tecnica (8,9)
- MaterialeTeflon o Poliuretano di
diametro massimo 18 gauge per femorale o ascellare e 20 per radiale o pedidia. Utile preferire lunghezze non
superiori a 3 - 5 cm specie per le arterie di piccolo diametro.
- Lavaggio con un sistema a pressione
che garantisca un flusso continuo 2 mL h-1 di soluzione fisiologica e
valvola per lavaggio. Aggiunta di eparina 2 - 5
UI/mL permette di aumentare la durata di
funzionamento oltre le 24 ore.
- Circuiti premontati corti e rigido con
meno connessioni possibili, materiale trasparente
- Tecnica di puntura : asepsi, anestesia
locale, perforazione della pelle con un ago per non danneggiare la cannula, la puntura
diretta della cannula è preferibile alla transfissione. Il metodo seldinger facilita
lincannulamento e la tecnica è raccomandata specie per previsioni di monitoraggio
di lunga durata ed in previsione di incannulamenti difficili.
- Utile la copertura con medicazioni
trasparenti
- Localizzazione radiale Utilizzo della
mano non ominante. Raccomandato il test di Allen (eventualmente potenziato dal polso
ossimetro). Rivascolarizzazione entro 7 secondi è normale, entro 8-14 secondi considerata
al limite. Circa il 4% dei tests vengono giudicati anormali ma esistono indicazioni che gli
incannulamenti in pazienti con tests anormali non portano necessariamente a complicanze
ischemiche.
- Localizzazione femorale può essere
privilegiata in condizioni di urgenza specie in pazienti ipovolemici
- Localizzazione ascellare può essere
presa in considerazione in caso di arteriopatie agli arti inferiori. E preferibile
lascellare sinistra per la sua distanza dalla carotide omolaterale e per il minor
rischio che eventuali embolizzazioni possano interessare il distretto cerebrale
- Localizzazione pedidia, per il suo
scarso circolo di compenso arterioso, per la mancata rilevabilità nel 20% della
popolazione e per la sovrastima dei valori pressori per fenomeni di risonanza è un sito
di ultima scelta.
- Localizzazione omerale deve essere
proscritta per lassenza di valido circolo collaterale e per il rischio di lesione
nervosa
- Rimozione del catetere deve essere
eseguita con tecnica asettica e deve essere eseguita una compressione manuale di 5 - 10
minuti
Complicanze
- Trombosi arteriosa la sua incidenza è
condizionata dalla tecnica diagnostica e dalla latenza dalla rimozione della cannula:
tecniche arteriografiche alla rimozione presentano una incidenza del 92% (sensibili
anche per identificare trombi non occludenti. Lincidenza ricercata con tecnica
doppler varia dal 20 al 57% e si riferisce ad occlusioni che implicano una alterazione significativa
del flusso arterioso e quindi importanti dal punto di vsta clinico. La presenza di trombsi
arteriosa a distanza di tempo è comunque contenuta al 3 - 4 % . La durata del
mantenimento della linea arteriosa condizione comunque lincidenza della trombosi. La
frequenza elevata di trombosi contrasta con la rarità di fenomeni ischemici la cui
massima incidenza riportata è dell 0.2%. Saul piano pratico non è opportuna la sistematica ricerca
di una trombosi arteriosa.
- Infezioni Lincidenza di culture
positive dalla cannula varia dal 4 al 25%. Per contro lincidenza di batteriemie a partenza dalla
cannula arteriosa è rara e non superiore al 4% nella peggiore casistica. Discussa limportanza della
durata del monitoraggio, alcuni autori considerano un aumento di rischio oltre la IV
giornata, in caso di preparazione chirurgica dellarteria. Non risultano invece
significative le associazioni con la presenza di trombosi od il tipo di materiale. In caso
di segni clinici locali o sistematici non è importante la coltura di routine.
- Embolizzazioni e fistole
artero-venose, dissecazioni sono eventi rari nel secondo caso associate ad infezione
stafilicoccica
- Iniezioni intra-arteriose accidentali
- Ematomi sul punto di puntura si
verificano nel 12% dei casi e sono facilmente controllati da compressione. Sono associati ad
un più facile sviluppo di trombosi intraluminale ed infezione del catetere. Sono
associati alle compromissioni nervose talora descritte
Pressione venosa centrale
Il ripristino della volemia è uno dei momenti
terapeutici per il raggiungimento ed il mantenimento di una pressione di perfusione
adeguata .
La Pressione venosa centrale è un semplice se pur grossolano indicatore di volemia
; fornisce univoca informazione quando è bassa (vicino allo zero); in questa situazione
si può affermare che il paziente non è ipervolemico.
Nei soggetti con cuore sano cè una certa correlazione tra Pressione atriale
sinistra e PVC fino a quando un sovraccarico non venga imposto alluno od
allaltro ventricolo. Esiste una buona correlazione tra PVC e Pcap sino a valori di
PVC di 6-7 mmHg (la PVC tende a sottostimare di 3-4 la Pcap media). La correlazione si
perde per valori superiori.
Luso di cristalloidi è ancora oggi frenato dal timore che un apporto
volumico finalizzato alla rianimazione possa condizionare il contenuto dacqua
cerebrale e quindi la PIC. Esistono alcune prove sperimentali che suggeriscono di non
ricercare lipervolemia (PVC>6 cmH2O) (10)
Queste osservazioni non sono comunque univoche e si ammettono dei fattori diversi
della pressione idrostatica nella determinazione del contenuto dacqua cerebrale
Rianimazione finalizzata al conseguimento di obiettivi fisiologici dovrebbe avere
minimo o nullo effetto su ICP e contenuto dacqua cerebrale.(11)
Saturazione Arteriosa
Periferica
Tutti gli studi sulla sicurezza in anestesia
hanno enfatizzato il monitoraggio della pulse ossimetria (1). Anche
l'ipossia ha una significativa influenza sull'outcome, anche se di minor entità rispetto
allipotensione, ma è presente nel 46% dei pazienti accettati in un trauma center (12). Lobiettivo minimo è quello, già sullo scenario dellincidente,
ottenere e poi mantenere valori >95%
Diuresi
Altro indice indiretto di perfusione. La
monitorizzazione oraria è considerata fondamentale. In caso di danno encefalico la
risposta poliurica può avere significato di turba ormonale (blocco neuroipofisario della
secrezione di ADH) ; non è raro osservare una risposta poliurica a carico osmotico
(iperglicemia oltre che alleventuale somministrazione di mannitolo) così come, in
fase post-acuta una restituzione del carico di volume al ripristino del tono vascolare.
Temperatura interna
Il valore da ricercare è quello interno (core);
il metodo più preciso prevede elettrodi esofagei o in membrana timpanica.
-
temperatura timpanica rilevata al meato uditivo esterno, a contatto con la
membrana timpanica risente della temperatura della carotide interna che irrora anche il
centro ipotalamico
-
temperatura esofagea permette di rilevare la temperatura nel sangue che scorre
nellaorta toracica: Va posizionata nel terzo inferiore dellesofago per non
subire interferenza dei gas inspirati. Ha una inerzia termica nettamente inferiore
rispetto alle rilevazioni timpaniche o rettali; tale vantaggio consente anche di rilevare
variazioni rapide della temperatura.
-
temperatura rettale rispecchia la
temperatura del plesso emorroidario; la sonda deve essere introdotta per almeno 8 cm nel
retto. Il dato può risultare falsato da lavaggi peritoneali, esposizione di anse, di
processi infiammatori
-
temperatura vescicale risente meno delle variazioni endoaddominali
Temperatura cutanea
I sensori termici collegati alla periferia
risentono delle variazioni legate a fattori quali: flusso ematico distrettuale,
sudorazione, ambiente esterno. La temperatura superficiale non è uguale in tutte le parti
del corpo: Occorrerebbero più rilevazioni ed è stato per questo proposta la seguente
formula
T° cut. = 0.3 (T°
tor. + T° brac.) + 0.2 (T° coscia + T° polp)
Monitoraggio respiratorio
In un traumatizzato cranico grave il controllo
della pervietà delle vie aeree, dellossigenazione, dellequilibrio acido base
e della PaCO2 impongono intubazione tracheale e ventilazione controllata.
Lazione del pH e della PaCO2 sul controllo del flusso ematico
cerebrale rendono indispensabile un controllo del risultato della ventilazione impostata:
- Emogasanalisi arteriosa: consigliata
ogni 8 ore o in caso di :
- modificazioni della regolazione della
ventilazione
- modificazione della SaO2
- modificazioni della SjO2
- CO2 di fine espirazione
sistema di monitoraggio non invasivo della ventilazione alveolare. Luso del paziente
traumatizzato cranico è stato supportato da classici lavori di correlazione tra PaCO2
e ETCO2 che riportavano buoni dati di correlazione (r2=.90).
In pazienti con danno polmonare però questi indici di correlazione cadono a valori r2=
.27 - .57 . Nei pazienti neurochirurgici viene quindi lasciata una nota di attenzione in
caso di utilizzo di PEEP > 5 cmH2O o da rapporti PaO2 / FiO2
< 300. Anche le procedure di broncoaspirazione modificano bruscamente il gradiente PaCO2
/ ETCO2 . Anche la mancata curarizzazione, peraltro non consigliata nei
traumi cranici gravi sedati e ventilati è un elemento di variazione del gradiente PaCO2
/ ETCO2 .
- I principi della rianimazione
polmonare finalizzati alla riduzione del rischio del barotrauma, valgono anche in questo
contesto clinico. Qui aggiungiamo solo il ruolo che la pressione media intratoracica
esercita sul ritorno venoso e quindi sulla Pressione endocranica.
Monitoraggio della SjO2
La misura della saturazione in ossigeno del
sangue venoso refluo in bulbo della giugulare interna (SjO2)
viene proposto come monitoraggio di ischemia cerebrale globale.
Per le sue caratteristiche anatomiche e fisiologiche, il bulbo superiore della vena
giugulare interna si presenta come punto di confluenza della maggior parte del drenaggio
venoso cerebrale sovratentoriale (13).
Ricordiamo però che tributarie della vena giugulare interna sono anche : il plesso
faringeo, la vena faciale, la vena linguale, le vene tiroidee superiore e media, il tronco
linfatico giugulare. Questo costituisce un rischio di contaminazione di sangue refluo da
compartimenti extracranici e condiziona la tecnica di determinazione e
linterpretazione dei risultati.
La tecnica di
incannulamento descritta da Goetting (14) prevede lieve rotazione del
capo controlaterale, pungendo la cute subito lateralmente al polso carotideo a livello del
margine superiore della cartilagine tiroide e procedendo in aspirazione verso il meato
acustico esterno. Deve essere avvertito l'impulso della parete anteriore della carotide
prima della puntura.
Utile indicazione per il posizionamento della cannula è la piccola resistenza che
si avverte con la progressione della cannula stessa, introdotta di solito per 10-14 cm.;
da questo punto si può retrarre il catetere di 0,5 cm in modo da evitare artefatti e
danno endoteliale. Riponendo la testa in posizione neutra, un aumento della PIC >5mmHg
può essere considerata indicazione alla rimozione.
Viene consigliato di
incannulare la vena omolaterale al danno focale, o la destra in caso di danno cerebrale
diffuso, per via del suo drenaggio venoso più consistente (15).
Il corretto posizionamento viene verificato tramite controllo radiografico in 2P
con m.d.c.
L'estremità superiore del catetere deve trovarsi sopra il margine inferiore della
prima vertebra cervicale.E' indispensabile il lavaggio eparinato della cannula, onde
prevenire fenomeni di natura trombotica non superiori al 5% (16).
Il monitoraggio della SjO2 si effettua tramite catetere a fibre ottiche. I limiti
della metodica sono:
- SjO2 non diminuisce all'aumento della
PIC sino a quando non si instaurano i segni dell'impegno sovratentoriale.
- Non è in grado di rilevare
alterazioni selettive di flusso, anche se gravi, poichè il CBF globale può essere
conservato. In caso di lesione monolaterale è dimostrata la possibilità di notevoli
differenze di SjO2 nelle due giugulari, benchè la SjO2 rimanga comunque un dato globale,
insufficiente per evidenziare alterazioni focali, ischemiche o iperemiche, o
disomogeneità di flusso.
- Circa il 50% delle desaturazioni sono
riferibili ad artefatti. Pertanto la stabilità del segnale condiziona il nursing del
paziente. La frequenza di artefatti da dislocazione del catetere in letteratura è
variabile(Cruz 8,5%; Bullock 15-50% ). -verificare la "light intensity". Light
intensity basse sono risolte retraendo leggermente (0,5cm) la fibra ottica e
riposizionando la testa del paziente. E necessaria la calibrazione re con
co-ossimetria,almeno ogni 12 ore, per ottenere segnali discretamente affidabili e stabili.
- In caso di pazienti iperventilati,
lalcalosi può spostare a sinistra la curva di dissociazione dellemoglobina
(effetto Bohr) con sovrastima della SjO2 rispetto alla
PjO2 . E stata riscontrata una forte correlazione tra Sj e
Pj. Anche nel gruppo con pH più alto la correlazione è buona con grave divergenza solo
nello 0.8% dei casi(17); ne consegue il consiglio di misurare anche la pj sel il pH
è superiore a 7,6. Tale valore di Pj non deve mai scendere sotto i 25 - 27 mmHg (di
solito corrisponde ad una SJ del 50%). La soglia ischemica della Pj è 20 - 21 mmHg.
Una tecnica
alternativa clinicamente praticabile è lesecuzione di prelievi seriati attraverso
un catetere monolume e la loro determinazione al coossimetro.
Primo e fondamentale
obiettivo clinico sono l'accuratezza e l'affidabilità dei dati.
Occorre pertanto:
-essere certi della posizione del catetere
-escludere la contaminazione con sangue extracerebrale
-usare un coassimetro ben tarato
-prelevare lentamente il campione e poi trattarlo con particolare cura e rapidità
Valori normali di
SjO2 sono considerati 54-75% (18). Per desaturazione s'intende una SjO2 <=54% per 10
min.SjO2<=54% ci indica che in quel momento il flusso ematico cerebrale è inadeguato a
soddisfare le esigenze metaboliche del paziente.
Cause di desaturazione (19)
a) Diminuito apporto di ossigeno
- ipertensione endocranica intesa come
aumento della resistenze al fusso endocranico e quindi alla diminuzione della pressione di
perfusione (SjO2 non predice gli aumenti di PIC anche se si è riscontrata sempre
inferiore al 50% nei morti per ipertensione endocranica instaurandosi però solo dopo
l'evidenza clinica dell' erniazione).
- ipotensione sistemica
- ipocapnia : causa di diminuzione del
flusso ematico cerebrale per vasocostrizione
- ipossiemia (La diminuzione della SaO2
tra 85 e 90 % non veniva riflessa da una caduta di SjO2 (occorreva un mancato adattamento
del CBF perchè si evidenziasse).
- combinazioni delle precedenti tre
- vasospasmo
b) aumentato
consumo di ossigeno cerebrale
Le cause più
frequenti, in un traumatizzato cranico in coma, di aumentato consumodi ossigeno sono:
Ipertermia, sedazione ed analgesia inadeguate, crisi comiziali.
In gravi cadute del
flusso cerebrale SjO2 ritorna a livelli normali o elevati (contaminazione da altri
distretti). Un classico esempio è rappresentato dal passaggio al quadro di morte
cerebrale, in cui la SjO2 può passare da valori estremamente bassi a valori
"arteriosi" per interruzione del flusso parenchimale e per la massima
contaminazione con sangue venoso extracerebrale scarsamente desaturato.
Valori elevati di
saturazione ( maggiori del 75%) (20)
Possono indicare un eccesso di flusso rispetto
alle richieste metaboliche, di regola diminuite nel paziente in coma; considerando
l'estrazione cerebrale di O2(CEO2) come differenza tra SaO2 e SjO2, è possibile
individuare tre gradi di perfusione di lusso:
-lieve per
CEO2=20-23%
-moderata per CEO2=16-19%
-marcata per CEO2=16%
I valori di
saturazione giugulare alti sono comunque da considerare con estrema prudenza perché
possono essere falsati da:
- malposizionamento dellestremo
distale della cannula
- tecnica di prelievo non corretta
- errore di lettura (Light Intensity)
- presenza di shunt artero - venosi
- alterazioni distrettuali di flusso
cerebrale; lesioni primarie come ad esempio focolai contusivi o zone di infarto,
rappresentano delle zone di shunt . L ipoperfusione di questi distretti non viene
evidenziata dalla saturazione giugulare, espressione globale di flusso, che segnala dei
falsi dati di iperafflusso. L'indice lattato-ossigeno (LOI=AVDL/AVDO2) è utile per
differenziare queste situazioni di shunt da un iperafflusso reale.
Monitoraggio della Pressione
endocranica (21)
Lasciamo al Neurochirurgo la presentazioni delle
indicazioni attualmente riconosciute al monitoraggio della pressione intracranica.
Esiste un grande volume di letteratura che indica che il monitoraggio
dellICP:
- è utile nella precoce determinazione
di processi occupanti spazio intracranici
Meno del 3% dei pazienti con
trauma cranico lieve e circa il 10 - 20% di quelli con trauma cranico moderato deteriorano il loro
livello di coscienza a quello di un trauma cranico grave: Limpiego routinario del
monitoraggio della PIC non è pertanto indicato .
I pazienti con trauma cranico grave sono ad alto rischio di sviluppo di
ipertensione endocranica: nei pazienti con CT patologiche si è evidenziata una incidenza
di ipertensione endocranica del 53-63%. Per contro pazienti con trauma cranico grave e TAC negativa
hanno una incidenza di ipertensione endocranica del 13%.
La presenza di fattori associati ( età>40 anni , segni di lato, episodi di
ipotensione arteriosa) anche in TAC negativa innalzano lincidenza di ipertensione
endocranica ai valori delle TAC patologiche.
Nel trauma cranico grave è ben documentata lassociazione tra prognosi
infausta ed alta ICP. Parallelamente esiste una ragionevole esperienza clinica per
affermare che il contenimento della pressione endocranica si associa ad un miglioramento
della perfusione cerebrale ed al miglioramento della prognosi.
- può guidare luso di terapie
volte al controllo della ICP, di per sé potenzialmente letali
- può rappresentare possibilità
terapeutica mediante drenaggio liquorale
- i suoi valori sono utili per
individuare la prognosi del paziente
- può migliorare loutcome
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